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Dal 2020 stop alla cedolare secca per le locazioni commerciali

Nella legge di bilancio 2020 non trova conferma la possibilità, riservata al locatore, di optare per il regime agevolato della cedolare secca per gli immobili commerciali. La tassa piatta dunque torna ad interessare esclusivamente i proprietari di immobili che stipulano contratti di locazione ad uso abitativo.

La "cedolare secca" è il regime di tassazione alternativo all’Irpef e alle relative addizionali, che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva.

Avvalendosi dell’opzione della cedolare secca, in sede di registrazione del contratto, risoluzione o proroga, non sono dovute le imposte di bollo e registro. La scelta del locatore di aderire alla cedolare secca implica la rinuncia alla facoltà di applicare l’aggiornamento del canone di locazione per tutta la durata dell’opzione.

Nel 2019 la legge di bilancio (articolo 1, comma 59, della legge 145/2018) aveva introdotto per i contratti di locazione commerciali di immobili accatastati come C/1 (negozi e botteghe) con metratura non superiore ai 600 mq il regime agevolato della cedolare secca. I contratti di locazione commerciali sottoscritti o prorogati entro il 31 dicembre 2019 e registrati entro i termini di legge, indipendentemente dalla decorrenza effettiva della locazione, potranno continuare a godere della tassazione agevolata.

Nessuna novità per i contratti di locazione abitativi e concordati. Si conferma per i primi la cedolare al 21% e per i secondi nei comuni ad alta densità abitativa al 10%. Per godere dell’aliquota al 10% il contratto deve essere munito di attestazione, che svolge la funzione di garantire la conformità del contratto alle clausole territoriali.